Durante i mesi di gennaio e febbraio, all’interno delle lezioni di filosofia, la nostra classe ha potuto approcciarsi ad un’attività molto interessante: il debate.
Sebbene in Italia sia una pratica non molto diffusa, in diversi paesi, quali gli Stati Uniti ma anche in altre nazioni europee, è un’attività all’ordine del giorno nelle scuole, utilizzata anche per affrontare argomenti sotto molteplici punti di vista. La nostra classe è stata chiamata ad “affrontare” la sezione parallela alla nostra, la classe 3ALS, in una sfida svoltasi al Palabachelet.
Per iniziare, crediamo sia molto importante comprendere quali siano le regole del debate. Cercheremo di esporle in maniera chiara e semplice poiché ad un primo approccio, come è capitato a noi, crediamo possano risultare abbastanza intricate.
Innanzitutto bisogna sapere che per ogni argomento, chiamato mozione, sono individuabili due punti di vista: uno a favore, rappresentato dalla squadra pro, e uno contro, per l’appunto la squadra contro. Ogni squadra è composta da quattro debaters.
Dopo aver raccolto informazioni necessarie per il dibattito, seguendo uno schema ben preciso e ordinato e rimanendo all’interno di limiti temporali, le due squadre propongono argomentazioni e punti salienti della propria tesi, alternandosi e rispondendo alle provocazioni del gruppo opposto. Vi è in seguito un momento conclusivo, detto arringa, durante il quale il quarto membro della squadra riassume i punti principali dell’argomentazione e trae le conclusioni.
Vi sono poi una serie di regole che devono essere rispettate e delle strategie che possono essere messe in gioco dalla squadra. Un esempio sono i POIS, ossia i “Points of Information”, una concisa osservazione che può essere rivolta agli avversari per smontare le tesi qualora fosse individuato un errore nella loro argomentazione.
Come si sarà facilmente intuito il tempo è un elemento chiave in questa disciplina, tanto da avere una figura che si occupa esclusivamente di controllare il tempo, indicando ai giocatori con un colpo battuto sul tavolo quando il tempo sta per terminare e quando effettivamente questo è terminato.
Giunti a questo punto proponiamo anche noi due punti di vista dei giochi stessi: il punto di vista del debater e quello del pubblico e giudice, basandoci sull’esperienza fatta con i compagni della sezione A.
Partecipare con il ruolo di speaker al progetto debate è stata sicuramente un’esperienza nuova, ma soprattutto che ci ha aiutato a metterci in gioco in modi completamente diversi da quelli usuali. Fin dal momento della consegna del tema, noi studenti abbiamo dovuto organizzarci tra di noi e cercare di capire come argomentare e difendere la nostra tesi nel modo più efficace possibile, dividendoci di conseguenza i compiti e aiutandoci tra di noi a preparare i discorsi. La parte più stimolante è stata però quella del Debate vero e proprio, sia perché dovevamo essere pronti a esporre i nostri moventi davanti ad un pubblico composto da compagni di classe e professori, ma anche da coetanei di altre sezioni, ma soprattutto perché non conoscevamo né i nostri avversari né la loro strategia.
Avendo ricoperto il ruolo del primo speaker, il mio (Beatrice) compito è stato quello di introdurre i punti chiave a sostegno della nostra tesi in un discorso che già da subito avrebbe dovuto presentare il carattere della nostra squadra al pubblico. I miei compagni invece ritengo che abbiano dovuto affrontare una sfida ben diversa rispetto alla mia, perché hanno dovuto sapere adattarsi a quelle che erano le opposizioni dell’avversario, improvvisando così un discorso diversamente articolato. La parte più bella è stato sicuramente collaborare nel momento in cui era il nostro turno, ovvero nel momento precedente alla presa di parola da parte del nostro speaker, cercare di supportarci e aiutarci nel discorso, sviluppando in modo veloce una contrapposizione efficace con l’obiettivo di vincere.
La nostra squadra è riuscita a vincere con la differenza di pochi punti rispetto a quella della 3ALS: questo dimostra che il dibattito ha simboleggiato un’esperienza positiva per entrambe le classi che hanno saputo dare il meglio e hanno dovuto “combattere” fino all’ultimo per convincere il pubblico.
Come pubblico e giudice invece posso affermare (Elena) che il debate è un’attività davvero stimolante, poiché a mio parere porta il singolo a costruirsi una propria opinione anche su argomenti ai quali in realtà non ha mai riflettuto.
Dovendo poi giudicare entra in gioco anche l’imparzialità: non si possono attribuire punti per la simpatia o se ci si trova d’accordo con la mozione o meno, anche i giudici devono seguire particolari criteri per stabilire la squadra vincitrice. Si valutano infatti contenuto, stile e strategia, prendendo attentamente appunti e valorizzando le eventuali citazioni, POIS ed esempi. Durante le competizioni ufficiali poi questi tre criteri sono valutati separatamente da giudici che si occupano esclusivamente di ognuno di essi.
Nel complesso ho trovato abbastanza difficoltoso il compito di giudice, poiché ogni componente della squadra presentava delle sfumature espressive differenti e in alcuni casi è difficile dare una valutazione che rispecchi il reale merito di ciascun componente. Sono fondamentali poi per il giudizio anche il rispetto delle regole, che, a differenza di quanto si pensi nell’immaginario collettivo, non permettono di interrompere l’avversario in modo casuale o di prevaricare con un alto tono di voce. Sono fondamentali educazione e rispetto verso l’altro.
In conclusione, dunque, come ciascun gioco che si rispetti, anche per il debate sono organizzati tornei a partire dal livello intrascolastico, come poi fatto anche dalla nostra classe, fino a livello nazionale. Alcuni studenti della nostra scuola in maggio parteciperanno a un torneo di debate gareggiando contro altre scuole della zona.
Il debate dunque non è un’attività che educa solo a esercitare la capacità di argomentare e di proporre ordinatamente le proprie idee (caratteristiche comunque necessarie nella vita lavorativa e di tutti i giorni) ma è anche un esercizio di ascolto, pazienza, rispetto ed elaborazione personale.
Beatrice Bargigli, Elena Corti, 3BLS


