passaggio al triennio: è davvero un “salto nel vuoto”? 

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La casa dei pensieri

08 giugno 2026

“Se fai fatica ora, vedrai quando arriverai in terza”, “La terza, l’anno del passaggio”, “Il biennio è una continuazione delle medie, è dalla terza che si inizia il vero liceo”. 

Queste tre riportate qui sopra sono solo alcune delle espressioni che mi hanno accompagnata durante la scorsa estate e che l’hanno decisamente caratterizzata. 

Per tutto il periodo estivo, infatti, tra la seconda e la terza, ovunque andassi, mi veniva rivolta la stessa identica domanda: “Che classe frequenterai l’anno prossimo?”. E non importava se a porla fosse stato il mio vicino di casa, la prozia che incontro due volte l’anno, la maestra delle elementari che ho casualmente incrociato mentre facevo una passeggiata, la commessa del supermercato che mi conosce da sempre, o un amico di mio papà; non appena io annunciavo che l’anno successivo avrei iniziato il terzo anno di liceo, ricevevo sempre la stessa risposta: “Ah, la terza, l’anno del passaggio”.  

Così dentro di me sono iniziate una serie di considerazioni, si sono create una marea di immagini, più o meno catastrofiche, su come sarebbe stato questo terzo anno. Tantissime domande affollavano la mia mente, forse la peggiore di tutte però era: “Sarò in grado di affrontare questo passaggio?”  

Poi, come tutti gli anni, in pochissimo tempo (a volte sembra che i tre mesi estivi siano pari ad un treno ad alta velocità, non fai in tempo ad accorgerti che sta passando, che ormai è già lontano) è arrivato settembre.  

Impossibile credere a ciò che sto per dire: la mattina del 12 settembre sono arrivata a scuola, mi sono seduta al mio posto e… sono iniziate le lezioni. Incredibile vero? Io stento ancora oggi a crederci. Il grande passaggio, il grande cambiamento, quel grande “salto nel vuoto” che era ormai cosa certa nella mia mente si era tradotto come tutti gli anni in un normalissimo primo giorno di scuola. Eppure, mentre ero lì seduta ad ascoltare la nuova professoressa di storia e filosofia, io ero incredula: come era possibile che fosse tutto così normale?  

La prof. però ci ha prontamente spiegato l’inganno: non bastava essere lì seduti per aver compiuto il grande salto, quell’anno avremmo dovuto fare sul serio perché “non siamo più al biennio”. Una miriade di novità ci avrebbero accompagnato in terza: la formazione scuola-lavoro, i crediti, la piattaforma UNICA, il capolavoro… la lista potrebbe proseguire ancora un po’.  

Così, se poco prima avevo sperato di aver superato questo grande e attesissimo momento di passaggio, ho capito che in realtà non ero che al punto di inizio.  

Così è iniziato il mio terzo anno in questa scuola. Avevo paura, tantissima paura, anzi, ero terrorizzata: nuove materie (solo filosofia in realtà), nuovi professori (di “vecchi” prof. invece ne sono rimasti davvero pochi), qualche nuovo compagno… eppure sarò onesta, a me sembrava tutto uguale. Anzi dirò di più, mi sembrava tutto esattamente come ogni anno. Sebbene la mia preoccupazione non sia passata così in fretta e nonostante qualche difficoltà iniziale dovuta proprio a questo ideale sbagliato che mi ero fatta di quest’anno, le cose non sono cambiate.  

Ho deciso di scrivere questa riflessione perché quello che ho raccontato qui, avrei voluto leggerlo io in questo periodo l’anno scorso. Non lo negherò: per affrontare il triennio è necessario un buon metodo di studio, buona volontà e impegno, e questo posso affermarlo anche se sono solo in terza. Ma non servono dei super poteri. Non serve avere un quoziente intellettivo superiore alla media o avere chissà quali capacità ultraterrestri. È verò, non è così immediato, ma non per questo credo sia necessario crearsi delle aspettative sbagliate su qualcosa che in realtà non è altro che la continuazione di un percorso di studi intrapreso. 

Dunque, se stai leggendo questo mio articolo e l’anno prossimo, o magari tra due anni, sarai chiamato a lanciarti nell’impresa del triennio, spero in qualche modo di averti aiutato almeno un pochino. Ah, ti chiedo anche un’altra cosa: goditi quest’estate, che tutte le preoccupazioni inutili le rimandiamo a settembre.  

Elena Corti 3BLS