Ti potrebbe capitare tra qualche settimana di trovarti su un browser online alla ricerca della lettura perfetta per l’estate. Potrebbe quindi capitarti di imbatterti in un libro dalla magnifica copertina e dal titolo intrigante: “Splendida creatura”. Ti capiterà poi di riconoscere l’autrice in una studentessa del quarto anno di linguistico nella tua stessa scuola (io!). E allora rimarrai strabiliato e ti chiederai: ma come si fa a scrivere un libro?!
Nessun problema, è proprio qua che ti vengo in soccorso. Ho ponderato a lungo sulla questione e sono giunta a 8 consigli utilissimi su come muoversi in maniera efficace per la stesura del proprio primo romanzo.
- Innanzitutto bisogna trovare la tematica da cui iniziare. Molti considerano questa la parte più difficile ma la soluzione è delle più semplici: non dormire. Dico sul serio: vai avanti di caffeina. Resta sveglio per quarantotto ore di seguito, fino a quando non inizi ad avere delle visioni. Le prime potrebbero riguardare il prof che ti ha messo 4 in matematica ma una volta superate quelle vedrai oggetti inanimati muoversi e figure a quattro braccia salutarti. Metodo infallibile: i personaggi più interessanti sono proprio quelli più strani. Basta che alla fine ti ricordi di sdoppiare le braccia.
- Bene. Ora che hai i tuoi personaggi… uccidili tutti.
Ma sì, un po’ alla “The Ring (2002)”. Fa sì che vedano una videocassetta maledetta e muoiano in fretta in fretta. Lacrime garantite! …Come? Sei alla ricerca di una trama originale? Be’, questo ci spedisce dritti al punto 3:
- Non ne hai affatto bisogno, basta che copi il libro di qualcun altro. Se ha avuto successo il capolavoro altrui perché il tuo non dovrebbe spiccare, se ha perfino un titolo molto simile all’originale? Prendi “Harry Potter”, giusto per fare un esempio. Potresti pensare di rinominarlo “Potter Harry” e boom!, 20 milioni di copie vendute, traduzioni in 17 lingue! Un altro esempio? “I tre moschettieri” può tranquillamente diventare “I due + un altro moschettiere”. “Il piccolo principe” naturalmente: “Il pre-adolescenziale principe”. “La fattoria degli animali”, mi sembra ovvio, sarà “I maiali portano avanti la fattoria”. “Il diario di Bridget Jones” diventa: “Bridget Jones s’è scritta un diario”. E anche il titolo è sistemato!
- Ma come, non ti convince utilizzare una trama già esistente? Tutto ciò che hai sono strambi personaggi e un titolo poco originale? E allora, se proprio non vuoi ascoltare, è arrivato il momento di scrivertela da solo, la storia! Se 5 tazze di caffè e 72 ore di veglia consecutive non sono bastate a trovare la trama, il problema è che non ti concentri abbastanza. Barricati in casa e non uscire finché non hai un’idea. L’ispirazione deve arrivare da te, non puoi mica basarti sull’esperienza comune, su ciò che vedi attorno. Raccontare qualcosa che evoca sentimenti è passato di moda. Non hai bisogno di sentire gli uccellini cantare per descrivere le emozioni che ciò ti trasmette, di provare calore umano per esprimerlo, di osservare il mondo per scriverlo. Sennò poi è ovvio che ti denunciano per plagio… Stai descrivendo una fin troppo sincera esperienza umana. E, prima che me lo chiedi, no: il punto 3 è ancora valido. Il titolo non conta! Ti ho finalmente dato l’idea?
- Anche se l’idea non l’ho data non fa niente, perché il prossimo punto è: non chiedere opinioni a nessuno. Hai scritto la storia di personaggi con quattro braccia (ancora non le hai sdoppiate?!) con un titolo accattivante come “Pregiudizio e orgoglio”? L’hai letto e riletto? Complimenti, ora è come se sapessi letteralmente il tuo libro a memoria. Perché, dai, chi meglio di te lo conosce? E, soprattutto, chi più di te non si accorgerebbe di eventuali errori? Nessuno, perché solo chi lo legge per la prima volta si accorge di ciò che non va e sarebbe un colpo troppo duro al nostro ego accettare correzioni. Invece che fare come me e sentire il parere altrui, lascia la bozza piena di errori. Scoprirai così chi sono i tuoi veri lettori, quelli disposti ad attraversare la selva oscura, anche perdendo la retta via a ogni pagina del libro.
- Quanto ti ho appena spiegato implica l’attuale punto: non conoscere altri scrittori emergenti. Non lasciarti abbindolare da tutti quelli che dicono che ti arricchisce e ti dà nuovi spunti creativi. I punti di vista non ti servono per un libro che parla di persone a quattro braccia che non dialogano e non sanno come cantano gli uccellini. Durante la stesura di “Splendida creatura” ho purtroppo usufruito di tutto il sostegno possibile e mi si è ritorto contro. In poche parole è successo che ho chiesto consigli a persone fidate, che hanno letto il mio libro, correggendolo e migliorandolo; ma soprattutto, credendoci e così facendomi sperare che la mia opera abbia davvero valore, che valga davvero la pena di essere letta. Mi hanno portata a desiderare di condividere il mio lavoro con più persone, per quanto possa essere spaventoso il self-publishing. E allora dovrò modificare un minimo gli ultimi due punti:
DiffidaFidati. Delle tue capacità come di quelle degli altri. Non c’è bisogno di chiamare il tuo libro “L’appellativo della rosa” e uccidere un personaggio ogni sette giorni. Prima di tutto segui questo consiglio: alza la testa. Allaccia le stringhe e vai a fare una passeggiata. Nota i dettagli in ciò che non hai mai visto prima, parla con persone nuove, scopri le loro storie. Perché, che lo si voglia o no, ogni romanzo racconta di una storia.
- E allora l’ultimo punto non può che essere il primo: scrivi la tua storia. Non necessariamente la storia della tua vita, ma prendi qualcosa da ogni angolo del tuo essere; il bello, il brutto, il macabro, il magico e buttalo su carta. Non importa se non è steso nella forma migliore, nella prosa più adatta, nel linguaggio più appropriato. Prima deve esistere, poi si può fare bello.
Eh va bene, allora ignora i punti 1,2, 4… E forse il 3. No, in realtà quello spacca. Ma che si chiami “Leo da Vinci e il suo codice” o “Holden l’adolescente” il punto è tirare tutto fuori, ogni parola che deve essere raccontata. Fare un profondo respiro ed espellere su carta ciò che non può più restare dentro. “Splendida Creatura” nasce da un’idea, da un pensiero. Un pensiero che è diventato un romanzo sulle dipendenze, sull’identità personale, sul dolore, sulla solitudine… Sull’amore. Prima di essere persone con storie, però, i personaggi erano semplici nomi su carta.
Per scrivere un libro bisogna essere quindi capaci di alzare lo sguardo e vedere i tuoi personaggi prendere vita ed essere in grado di ascoltare la loro storia.
Chabi Tahisir 4BLL

