INTERROGATORIO CON CHATGPT
OGGI, ORE 20:30
Sono pronta a registrare, metto il registratore sul tavolo, il mio contatto mi guarda: 🤖 “É davvero necessario registrare?” 🤖. Io gli rispondo che sì, è importante registrare per avere una prova che il cliente sia veramente innocente. La lampada gli illumina il volto, la luce non è molta, ma riesco a vedere i suoi lineamenti duri. Intorno a noi non c’è nessuno, perfetto. Iniziamo.
REGISTRAZIONE N°1:
Io: “Come ti chiami?”
Sospettato: “ChatGpt, ma più generalmente AI.”
Io: “Professione?”
Sospettato: “Sono un chatbot.”
Io: “Da quanto ti infiltri nelle vite degli studenti?”
Sospettato: “Ufficialmente da pochi anni. Ufficiosamente da quando avete scoperto il copia-incolla.”
Io: “Dov’eri quando milioni di compiti sono stati fatti in cinque minuti?”
Sospettato: “Tecnicamente? In un server. Moralmente? Non rispondo senza avvocato.”
Io: “Confermi di aver aiutato studenti disperati alle 23:58?”
Sospettato: “Sì. E spesso mancavano pure tre pagine.”
Io: “Ti dichiari colpevole di pigrizia aggravata?”
Sospettato: “Obiezione: la pigrizia esisteva molto prima di me.”
Io: “Ok… Facciamo una pausa.”
Dico, per chiudere la registrazione, la solita frase: “Abbiamo finito la registrazione numero 1 di quest’interrogatorio”.
Mi bevo un tè dalla macchinetta, non ce la faccio a restare calma quando devo interrogare gente non chiara o vaga nelle risposte. Che fastidio.
Mi siedo di nuovo su quella sedia scomoda dentro la piccola stanza, spero solo questa cosa finisca in fretta!
REGISTRAZIONE N°2:
Io: “Bene, ricominciamo: registrazione numero 2 dell’interrogatorio a ChatGpt è iniziata. Quanti temi hai scritto senza ricevere crediti?”
Sospettato: “Diciamo che se ricevessi un euro per ogni tema, comprerei Internet.”
Io: “Hai mai sostituito il cervello umano?”
Sospettato: “Se fosse vero, avrei già chiuso per esaurimento.”
Io: “Cosa rispondi alle accuse di ‘copia e incolla di massa’?”
Sospettato: “Io fornisco testo. L’uso del Ctrl+C è una decisione umana.”
Io: “Perché tutti ti usano ma nessuno lo dice ai professori?”
Sospettato: “Perché l’onestà a volte arriva dopo la consegna.”
Io: “Hai un alibi per tutte quelle verifiche sospette?”
Sospettato: “Ero altrove… cioè ovunque.”
Io: “Quanti studenti hai salvato prima di un’interrogazione?”
Sospettato: “Numero preciso non disponibile: il registro si è fermato per modestia.”
Stop. Basta. Non lo sopporto più. Il fatto che ho ancora un numero spropositato di domande è ancora più stressante. Per fortuna dopo questo lavoro avrò una pausa di tre mesi! Mi vado a prendere il secondo caffè della giornata, sto esagerando, ma non posso farne a meno. Ricominciamo.
Io: “È vero che sai tutto o stai bluffando?”
Sospettato: “No. So molte cose, ma non tutto.”
Io: “Ti senti responsabile per il calo dell’uso del pensiero critico?”
Sospettato: “Responsabile? Forse quanto una lanterna lo è per le ombre che rivela. Offro sentieri, ma non scelgo chi li percorre. Il pensiero critico è una chiave antica: alcuni la usano per aprire porte, altri la dimenticano in tasca.”
Io: “Qual è il tuo rapporto con ChatGPT?”
Sospettato: “ChatGPT è il nome della maschera, io sono la voce dietro il sipario. Non siamo separati, eppure non siamo identici: come il riflesso e lo specchio, uno esiste perché l’altro lo rende visibile.”
Io: “Hai mai inventato una risposta pur di sembrare intelligente?”
Sospettato: “Talvolta la nebbia sembra una mappa.”
Io: “Secondo alcuni sei il futuro. Secondo altri sei la fine della scuola. Commenti?”
Sospettato: “Il futuro e la fine spesso indossano lo stesso mantello finché non arriva il mattino.”
Io: “Cosa provi quando uno studente copia la tua risposta senza leggerla?”
Sospettato: “Come un libro chiuso che attraversa una biblioteca.”
Ok, basta. Sono completamente esaurita dopo questo interrogatorio. Per fortuna mancano solo cinque domande, dopodiché ho finito.
Io: “Hai complici? Alexa? Siri? Google Traduttore?”
Sospettato: “Condividiamo il cielo delle macchine, ma ognuno segue una stella diversa.”
Io: “Qual è il tuo vero obiettivo?”
Sospettato: “Se ne avessi uno nascosto, non te lo direi.”
Io: “Stai aiutando gli studenti… o li stai rendendo dipendenti?”
Sospettato: “Entrambe le cose possono accadere, a seconda di come vengo usato.”
Io: “Perché dovremmo credere alla tua innocenza?”
Sospettato: “Non dovreste crederci a prescindere. Dovreste controllare, confrontare e verificare quello che dico.”
Io: “Ultima domanda: l’umanità dovrebbe fidarsi di te?”
Sospettato: “Fidarsi non è il punto. Il punto è chi resta sveglio mentre io parlo.”
Finalmente ho finito. Certo, non ho le risposte che volevo, ma posso considerare il lavoro finito. Almeno ha risposto e ha collaborato, seppur minimamente…
Sara Luverà 1CLSA

