l’ultimo suono

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La casa dei pensieri

08 giugno 2026

Tra ultime verifiche, interrogazioni e speranze di scamparla anche in quella materia, la scuola è ormai giunta al termine per tutti. 

Non voglio che questo sia un semplice articolo strappalacrime che racconti della vita tra i banchi, dei bei e brutti momenti passati con i propri compagni o di tutti gli ostacoli affrontati durante questi mesi. 

La fine di un anno scolastico non è solo il suono finale della campanella preceduto da un indimenticabile conto alla rovescia.  

Almeno, non solo questo. 

È un giorno che unisce ogni studente, un giorno felice per alcuni e triste per altri. 

Un giorno in cui ci si guarda alla spalle, si guardano i traguardi e i fallimenti. 

Un giorno in cui ci si trova a fare i conti con se stessi: sarò stato all’altezza di questo anno? 

Magari qualcuno può essere fiero e felice del proprio percorso, magari qualcuno rimpiange di non averci provato un’altra volta ancora, come hanno fatto gli altri. 

Perché ” scuola” non è solo un luogo: è una vita parallela a quella che si vive a casa. 

Ti crei i tuoi spazi, i tuoi amici, magari sei una persona diversa da come appari tra le tue quattro mura, più timida o più spavalda. 

Una vita in cui fin da subito ci si trova da soli ad affrontare situazioni che non sempre sono piacevoli. 

A volte ci si sente giudicati da un voto, un’opinione, da occhi che a tratti sembrano minacciosi o da persone che inizialmente sono perfette sconosciute. 

Bisogna imparare a viverci in questo posto, e a volte a sopravviverci. 

Imparare ad essere soddisfatti per averci provato, non per avercela fatta. 

Imparare ad essere felice per i propri piccoli traguardi, senza paragonarli con quelli altrui. 

Durante quest’anno scolastico ho imparato che non sempre la via che abbiamo scelto, da percorrere è semplice e priva di intoppi. 

Ed è proprio in quelle mattine in cui preferiresti rimanere tra le coperte al posto di alzarti e ritornare in quel vortice di paure e di incertezze, che impari veramente il significato della scuola. 

A volte bisogna imparare a darsi da soli una pacca sulla spalla, quando nessuno è disposto a dartela. 

Ed è proprio questo che ho deciso di fare alla fine di questo anno scolastico perché, in fondo, la me di settembre sarebbe stupita nel vedere quante ne abbiamo dovute passare prima di arrivare al fatidico 8 giugno. 

Quindi per una volta mettiamo da parte quel libro, quel senso di colpa, accettiamo quell’uscita che rimandiamo da tanto e prendiamoci un po’ di cura di noi stessi: finalmente impariamo a gratificarci, senza rimproverarci sempre! 

Agnese Pizzagalli, 2bls