luca attanasio, ambasciatore di pace e fratellanza

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Luca Attanasio è stato Ambasciatore italiano nella Repubblica Democratica del Congo e perse la vita il 22 febbraio 2021 durante una missione diplomatica. La sua figura, però, non è rimasta legata solo alla tragedia della sua morte, ma continua a vivere come esempio concreto di pace, solidarietà e fraternità. 

Abbiamo conosciuto la sua storia durante una lezione di Religione con il professor Perego, parlando di guerra e di pace. Successivamente abbiamo scoperto, quasi per caso, una serata organizzata dal Comune di Nibionno dal titolo “Il caso Attanasio non è un caso – Storia di un ambasciatore di pace”. Non si trattava solo di un evento commemorativo, ma di un vero momento di responsabilità civile, promosso con il patrocinio di numerosi Comuni del territorio, a dimostrazione di un impegno condiviso. 

Come è stato detto durante la presentazione dell’incontro, ci sono storie che non si possono ignorare e ferite che chiedono ancora verità. La serata voleva essere un’occasione per ricordare, ma anche per parlare di giustizia. Al centro dell’incontro vi è stata la testimonianza del padre di Luca, Salvatore Attanasio, che ha descritto il figlio come un ragazzo dotato di grande empatia, sognatore ma concreto, guidato da valori cristiani maturati in famiglia e in oratorio. Non agiva d’impulso: pensava con la testa e agiva con il cuore. 

Fin da giovane Luca mostrava un forte senso di solidarietà. Durante l’adolescenza, insieme agli amici dell’oratorio, propose al parroco di andare a fare compagnia agli anziani soli del paese: lo chiamavano “servizio sorriso”. Anche negli anni universitari alla Bocconi, dove studiò Economia aziendale laureandosi con il massimo dei voti, continuò a interrogarsi sul senso della propria vita. Durante un ritiro spirituale, definì la sua esistenza una “gabbia dorata”: apparentemente perfetta, ma non ancora piena. Scrisse una lettera a sé stesso in cui esprimeva il desiderio di accendere la propria vita e di metterla al servizio degli altri. Non voleva accontentarsi, ma illuminare chi gli stava intorno e costruire una comunità. 

Dopo il Master in Diplomazia, nel 2002 tentò il concorso diplomatico ma non lo superò a causa della scarsa preparazione in Francese. Tuttavia non si arrese: studiò con determinazione e l’anno successivo riuscì a superare il concorso. Il padre ha ricordato con emozione il telegramma ricevuto il 23 dicembre 2003 dalla Farnesina, che segnava l’inizio della sua nuova carriera. 

Nel 2015 sposò Zakia Seddiki, conosciuta anni prima in Marocco in modo quasi casuale, il giorno di San Valentino. Dal loro amore sono nate tre figlie. Nel video che abbiamo visto con il professore (https://youtu.be/r1qiZx6SE0Q?si=z5br0e7F-icYJNKF) emerge molto la dimensione familiare: Luca era un padre presente, gioioso, capace di portare leggerezza e affetto nella quotidianità. 

La diplomazia per Luca Attanasio non era semplicemente una professione, ma una vera e propria vocazione. Come racconta il padre, il suo interesse per questo ambito andava oltre l’ambizione personale: sentiva il desiderio profondo di mettersi al servizio degli altri, anche oltre i confini del proprio Paese. Un episodio in particolare lo dimostra: un giorno sua madre lasciò sulla sua scrivania un dépliant informativo su un master in diplomazia. Luca lo lesse con attenzione e, proprio grazie a quel volantino, comprese che quella poteva essere la strada giusta per lui. Da quel momento iniziò a costruire con determinazione il suo percorso, vivendo ogni incarico con rigore, precisione e onestà, tanto da essere definito “un ambasciatore con le scarpe da missionario”. 

Quando fu nominato Ambasciatore nella Repubblica Democratica del Congo, interpretò il suo ruolo in modo innovativo. Non rimaneva chiuso negli uffici, ma andava personalmente nelle zone più difficili e remote del Paese. Visitava missionari, volontari, imprenditori italiani e comunità locali, interessandosi concretamente ai loro bisogni. Molti missionari raccontarono lo stupore di vedere per la prima volta, dopo decenni, un ambasciatore arrivare di persona nelle loro missioni. Era una presenza costante, operativa, vicina alle persone. 

Dopo la morte di Luca Attanasio nel 2021, sua moglie Zakia Seddiki ha deciso di non fermarsi e di continuare il lavoro che avevano iniziato insieme con l’associazione Mama Sofia, che aiuta le persone in Congo. 

Questa associazione fa cose molto concrete: si prende cura dei bambini che vivono per strada e che non hanno nessuno, portando loro cibo, vestiti e medicine. Aiuta anche le persone ad avere acqua pulita e permette ai bambini più poveri di andare a scuola comprando per loro libri e zaini. Zakia dice spesso che questo era il sogno di suo marito: 

«Luca diceva sempre che essere un Ambasciatore significava stare vicino alla gente. Oggi io continuo a camminare su quella strada, perché il bene non si ferma con la morte». 

Il 22 febbraio 2021, durante una missione in Congo, il convoglio su cui viaggiava è stato vittima di un attentato. In quell’agguato persero la vita anche il carabiniere Vittorio Iacovacci e l’autista congolese Mustapha Milambo. La tragedia colpì profondamente non solo la famiglia, ma l’intero Paese.  

Durante la serata a Nibionno è stato ricordato che non si tratta soltanto di un fatto di cronaca, ma di una vicenda che continua a interrogare le coscienze e a richiedere verità e giustizia. Le istituzioni presenti hanno ribadito l’importanza di non dimenticare e di continuare a cercare risposte. Come è stato detto, la memoria non deve essere solo celebrazione, ma impegno civile. Tante “gocce”, come ha affermato la sindaca Laura Di Terlizzi, possono diventare un mare capace di far sentire forte il desiderio di giustizia. 

Ciò che ci ha colpito maggiormente, però, non è solo la tragedia, ma la forza del suo esempio. Zakia, nel video, parla spesso del verbo “continuare”: continuare ad amare, continuare a portare avanti una missione, continuare a credere nei valori che hanno guidato la sua vita. Anche dopo la sua morte, la sua presenza sembra trasformarsi in responsabilità per chi resta. 

Conoscere la storia di Luca Attanasio ci ha fatto riflettere molto. Spesso la pace sembra qualcosa di lontano, ma attraverso la sua vita abbiamo capito che nasce da scelte concrete, dalla vicinanza agli altri e dal coraggio di mettersi in gioco. Ci ha colpito la sua tenacia, la sua capacità di non arrendersi davanti alle difficoltà e la sua volontà di dare un senso pieno alla propria vita. 

La serata di Nibionno e il video visto in classe ci hanno colpito ed emozionato. Ci hanno insegnato che ricordare significa anche assumersi una responsabilità: non dimenticare e non smettere di cercare la verità. La figura di Luca Attanasio rimane per noi un esempio autentico di fraternità e dedizione. Il suo ricordo continua a vivere in chi crede nei valori di pace e solidarietà e nel desiderio di costruire un mondo più giusto. 

Martina Conti ed Erica Corti, 4B LL 

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