“Rivoluzione Z”.
Due parole così, apparentemente innocenti, ma che, anche senza un particolare contesto o una specifica situazione, iniziano ad innescare un flusso di pensieri e concetti nella mente di chiunque.
Recentemente mi è capitato di leggere un libro assegnatoci dalla nostra professoressa, proprio con questo titolo. I temi trattati sono molteplici, alcuni più importanti altri meno, e lo scopo della narrazione sembra essere quello di dare una spinta ai giovani a non abbattersi. Non abbattersi davanti ai pregiudizi.
Uno spunto semplice, genuino, ma che nasconde in sé tantissime sfaccettature che rende (forse) impossibile la sua realizzazione. Rimanere impassibili davanti a pregiudizi, etichette, un mondo in continua evoluzione, aspettative e pressioni da parte di chiunque sembra impossibile. E’ impossibile.
Questo porta i ragazzi a chiudersi in se stessi, a non parlarne, perchè “tanto non cambierebbe nulla.” I problemi da adolescente medio vengono trascurati, non ascoltati, è normale averli e prima o poi scompariranno. Forse.
Potrei stare qui ore ad elencare semplici difficoltà che ogni giorno ingolfano la mente di qualunque ragazzo, ma toccherò un solo tema: la solitudine.
Se ne parla poco e raramente: come ci si può sentire soli se con un semplice messaggio possiamo parlare con amici, coetanei, conoscenti o sconosciuti che abitano nella nostra stessa città o magari dall’altra parte del mondo? Come ci si può sentire soli se ogni giorno ci troviamo in ambiti in cui siamo spronati a socializzare, banalmente a scuola, in palestra, sul pullman o in qualsiasi attività extrascolastica?
Penso che il concetto di solitudine vada rivisto, perché sì, è possibile sentirsi soli anche se si è costantemente circondati da persone. Magari sul pullman parli con un ragazzo di un’ altra classe, è simpatico e ci scambi due parole, in classe parli un po’ con tutti, d’altronde sei obbligato a passare metà della tua giornata nello stesso luogo, con le stesse persone, tutti i giorni. Il pomeriggio studi e magari fai qualche attività, qualche sport e hai la possibilità di parlare con qualcuno.
L’amico però non è la persona con cui parli per passare il tempo, con cui ti lamenti dei troppi compiti assegnati da quel professore o con cui condividi l’antipatia per una certa cosa o persona; è molto di più.
La solitudine è quel senso di vuoto creato quando raggiungi un obiettivo per cui hai sudato tanto, ma non hai nessuno a cui dirlo. Quando vuoi uscire a fare una passeggiata, ma non hai nessuno a cui chiederlo. Quando hai solo bisogno di un incoraggiamento per andare avanti, ma non c’è nessuno che ti dia quella piccola spinta.Quando dopo ore che non hai preso in mano il telefono ti accorgi che nessuno ti ha scritto, nessuno ti ha cercato.
E’ semplicemente la realizzazione del fatto che non sei la persona preferita di nessuno.
Magari hai quegli amici, quelle persone con cui parli, ma non quelle persone a cui confidare i segreti più intimi, a cui dire le cose più frivole, a cui proporre le idee più bizzarre o a cui fare uno squillo quando non hai niente da fare.
E’ una sensazione strana, un bisogno di attenzioni innocenti, che nessuno è in grado di darti.
Magari anche le persone più sociali, perfette ai nostri occhi, sotto sotto, si sentono sole.
Non sono mai stata adulta, almeno per adesso, ma penso che la solitudine sia un problema anche per i nostri genitori, i nostri zii e per tutte le persone che ci circondano.
Sconfiggere la solitudine non si può, ma un primo passo da fare è quello di accettarla imparando a stare bene con noi stessi. Imparare a vivere nella propria solitudine, ci rende persone mature e pronte, un giorno, ad ospitare qualcuno nel nostro mondo.
Sentirsi soli non deve anche farci sentire sbagliati o esclusi.
Magari le persone giuste per noi stanno aspettando solo il momento opportuno per arrivare. Magari in altri ambienti possiamo trovare persone più affini a noi o magari persone completamente opposte, ma con cui ci troviamo bene.
Qualcuno ci sarà e non lo dico per essere ottimista, ma perché essere se stessi è sempre la scelta giusta e le scelte giuste, un giorno, saranno ripagate.
Magari bisogna solo aprire gli occhi e mostrare agli altri il mondo dal nostro punto di vista.
E come diceva il nostro caro e vecchio Nietzsche “Diventa chi sei! E per diventarlo, preparati ad essere solo!”
Agnese Pizzagalli, 2BLS

