la strada 

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“Il moto gelido e spietato della terra morta senza testamento. L’oscurità implacabile. I cani del sole nella loro corsa cieca. Il vuoto nero e schiacciante dell’universo” 

Un mondo devastato, distrutto da una indeterminata apocalisse, caratterizzato da morte e sofferenza: questo è il paesaggio che si trova tra le pagine di “La strada” di Cormac McCarthy.  

In queste condizioni, tra rovine, piogge gelide e pericoli di ogni genere, troviamo un padre e un figlio che cercano di sopravvivere e di mantenere la propria umanità.  

La vera battaglia non è soltanto contro il freddo o la fame, ma contro la tentazione di abbandonare i propri principi. Anche se spesso sarebbe più semplice il contrario, loro continuano a scegliere di essere tra i “buoni”. 

Questa è la cosa che più colpisce in questo libro. In una realtà dove molti uomini sono diventati violenti, egoisti, bestiali e disposti a tutto per la loro sopravvivenza, il padre sceglie di insegnare al figlio ad essere buono e a non cedere alla crudeltà.  

Il bambino, che non conosce un mondo diverso dalla distruzione in cui vive rimane buono, resta gentile. Svolge il ruolo di coscienza morale nella storia, ricorda infatti anche al padre l’importanza della compassione e dell’aiuto agli altri. Questo suo atteggiamento trasmette speranza: non di ricostruire il mondo ormai distrutto, ma di conservare l’umanità anche quando tutto è perduto; la speranza che la bontà possa ancora essere un simbolo di salvezza.  

Questo romanzo non è solo un angosciante racconto di un’apocalisse, ma una riflessione sull’essere umano. Una lettura che lascia tanto al lettore e per questo merita di essere affrontata. 

“Non tocca a te preoccuparti di tutto. 

Il bambino disse qualcosa che l’uomo non capì. Cosa?, disse.  

Il bambino alzo gli occhi, il viso sporco e bagnato. Sì invece, disse. Tocca a me.” 

Luz Manini, 5BLS