L’interesse per la magia e i fenomeni soprannaturali esiste nell’uomo da sempre; in Europa esso crebbe a dismisura a partire dal XIV secolo. Tra la fine del Trecento e il Quattrocento, molti inquisitori, soprattutto domenicani, iniziano a scrivere opere riguardo a quella che viene vista come una vera “questione magico-stregonica”. In Europa occidentale si diffonde infatti una sorta di psicosi collettiva, alimentata dall’intreccio di residue eresie, elementi folkloristici, pratiche magiche come la necromanzia e l’astrologia, e il rinnovamento culturale del basso Medioevo. Contrariamente a quanto si pensa spesso, durante il Medioevo le persecuzioni più importanti riguardavano eretici, ebrei, musulmani e lebbrosi, non streghe e stregoni. La vera caccia alle streghe si sviluppa dunque nell’età moderna, a partire dalla fine del Quattrocento.
Da quel momento, la persecuzione diventa diffusa in molte regioni europee, anche se con caratteristiche diverse da paese a paese. In Europa occidentale, il fenomeno inizia a diminuire dalla metà del Seicento, mentre in alcune aree dell’Europa orientale e centro-orientale continua a svilupparsi fino al Settecento. In Italia, il recupero della cultura classica, favorito dall’Umanesimo, porta alla riscoperta delle lamiae (mostri o spiriti notturni descritti con sembianze di serpente e busto di donna, noti per adescare giovani uomini o rapire bambini) e delle striges dell’antichità. Da queste tradizioni vengono ripresi elementi come la metamorfosi tramite unguenti magici, il volo notturno, il rapimento dei cadaveri, l’infanticidio e il vampirismo. Tra i primi a sostenere il legame tra le streghe antiche e quelle moderne c’è Bernardino da Siena. Nel secolo successivo, Giovanni Francesco Pico della Mirandola e Jean Bodin riprendono questa interpretazione, sostenendo che le somiglianze dimostrino una continuità storica. In Italia, il numero di processi e condanne per stregoneria è relativamente basso rispetto ad altre regioni europee. Inoltre, contrariamente a quanto afferma una diffusa convinzione, l’Inquisizione spesso rappresenta un freno alla diffusione dell’onda antistregonica. Le persecuzioni sono generalmente più violente nei tribunali laici o nelle aree senza un’autorità politica e religiosa sufficientemente forte da controllare gli eccessi.
Le ragioni di questo fenomeno sono diverse. Sul piano religioso, influiscono la diffusione delle teorie demonologiche, la paura del diavolo e la convinzione che le streghe partecipassero al Sabba e avessero patti con Satana. Sul piano sociale, pesano guerre, carestie, epidemie e povertà, che favoriscono la ricerca di capri espiatori per le disgrazie collettive. Anche i cambiamenti politici hanno un ruolo importante. Tra il XVI e il XVII secolo, i processi di centralizzazione del potere portano alla formazione degli Stati nazionali e all’assolutismo. In questo contesto, pratiche considerate superstiziose o non controllate vengono percepite come minacce all’ordine pubblico. Alcuni studiosi ipotizzano anche motivazioni economiche, poiché la condanna spesso comportava la confisca dei beni. Tuttavia, la maggior parte delle vittime apparteneva ai ceti più poveri della popolazione, per cui questo fattore non è considerato decisivo.
La misoginia gioca certamente un ruolo fondamentale nella costruzione dell’immagine della strega, descritta come eretica, apostata, adoratrice del demonio e responsabile di malefici contro persone, animali e raccolti. Paradossalmente, fino alla fine del Medioevo molte donne godono di una libertà economica maggiore di quanto si immagini, attive nel commercio e nell’artigianato, a volte con notevole autonomia. Con l’avvento dell’età moderna e i cambiamenti economici e sociali, la loro presenza nella vita produttiva diminuisce progressivamente. Le accuse spesso nascono da eventi considerati inspiegabili oppure sfortunati: la morte del bestiame, i raccolti falliti, le malattie o le tempeste. Questi eventi vengono attribuiti alle azioni malevole delle donne sospettate di stregoneria, diventando prove di incantesimi malvagi. Una volta presentata la denuncia, i tribunali ecclesiastici o civili avviano il procedimento. Durante i processi, si ricorre spesso alla tortura per ottenere confessioni e costringere gli imputati a denunciare altri presunti complici. Nei casi più gravi, si arriva alla condanna a morte. La pena del rogo non veniva inflitta dalla Chiesa, ma dalle autorità civili che eseguivano le sentenze emesse in seguito ai procedimenti ecclesiastici.
Le giustificazioni religiose verso le atroci pene inflitte si basavano su interpretazioni di passi biblici, in particolare del Vangelo di Giovanni e del Libro dell’Esodo. Nel 1487 i domenicani Heinrich Kramer e Jacob Sprenger pubblicarono il Malleus Maleficarum, destinato a diventare il più celebre manuale sulla stregoneria. Quest’opera nasce per combattere eresia, paganesimo e stregoneria nell’area tedesca. Anche se non viene mai adottata ufficialmente dalla Chiesa cattolica, conosce una straordinaria diffusione: vengono stampate trentaquattro edizioni e oltre trentacinquemila copie. La diffusione delle teorie demonologiche è favorita da un contesto culturale pieno di insicurezza. Come già accennato, infatti, tra la fine del Medioevo e l’inizio dell’età moderna, l’Europa vive trasformazioni radicali: guerre, crisi economiche, epidemie, cambiamenti religiosi e la crescente affermazione degli Stati moderni creano un clima di paura e instabilità. In una società che interpreta gran parte degli eventi in chiave religiosa, calamità naturali, malattie e disgrazie vengono spesso viste come manifestazioni di forze soprannaturali. La figura della strega diventa quindi simbolo di tutte le paure collettive di un’epoca caratterizzata da tensioni profonde. Un ruolo importante è appunto giocato anche dall’invenzione della stampa. La possibilità di riprodurre rapidamente trattati demonologici, cronache di processi e racconti sensazionalistici contribuisce alla diffusione di un’immagine comune sulla stregoneria. Opere come il già citato Malleus Maleficarum raggiungono un pubblico più ampio rispetto al passato, favorendo la circolazione di stereotipi e convinzioni che rafforzano la credibilità delle accuse. Per la prima volta, idee e paure locali si diffondono su scala europea, alimentando una visione condivisa della strega come nemica della comunità cristiana.
È importante notare che la caccia alle streghe non colpì solo presunti praticanti di magia. Molte vittime erano levatrici, guaritrici, vedove, donne anziane o semplicemente persone marginali. La loro vulnerabilità sociale le rendeva particolarmente esposte alle accuse. In molti casi, conflitti di vicinato, rivalità economiche, rancori personali o semplici dicerie trasformavano un sospetto in una denuncia formale. La stregoneria diventava quindi un tema non solo religioso, ma anche uno strumento per manifestare tensioni sociali, economiche e culturali nelle comunità locali.
Per circa un secolo e mezzo, il Malleus Maleficarum rappresentò il principale testo di riferimento per inquisitori cattolici e molti giudici protestanti. Tra il 1300 e il 1435, inizialmente prevalgono accuse di magia politica, poi quelle di maleficio e adorazione del diavolo. Dal 1435 alla metà del Cinquecento, il numero di processi aumenta notevolmente, raggiungendo un primo picco attorno al 1520 per poi diminuire temporaneamente. La fase più intensa si sviluppa tra il 1580 e il 1650, soprattutto in Germania, Svizzera, Francia e Scozia, con alcune delle più grandi ondate persecutorie della storia europea. Le persecuzioni più violente si registrano nei territori tedeschi. Anche la Francia vive episodi particolarmente duri, come quelli in Lorena e nel Labourd. Numerosi processi si verificano anche in Svizzera e Polonia, dove la persecuzione raggiunge il suo apice più tardi rispetto al resto d’Europa. La quantificazione delle vittime è stata oggetto di dibattito. Molti documenti andarono persi o distrutti, rendendo impossibile una ricostruzione precisa.
Nella seconda metà del Seicento filosofi come Balthasar Bekker e Christian Thomasius iniziarono a contestare apertamente la realtà della stregoneria. La progressiva razionalizzazione della giustizia e il crescente scetticismo dell’opinione pubblica contribuirono al declino delle persecuzioni. Tuttavia, alcuni casi continuarono a verificarsi fino al Settecento e oltre. La più nota delle ultime vittime è Anna Göldi, messa a morte in Svizzera nel 1782. Con il tempo, la caccia alle streghe diventa un tema di dibattito pubblico, soprattutto per il suo carattere misogino.
Riguardo a questo complesso tema, mi ha particolarmente colpito l’originale interpretazione delle scrittrici Silvia Federici e Leopoldina Fortunati che negli anni Ottanta offrirono una lettura innovativa della caccia alle streghe nel loro libro Il grande Calibano. Non si può spiegare questo fenomeno solo con superstizione o fanatismo religioso. La persecuzione avrebbe avuto lo scopo di controllare i corpi femminili nel contesto dell’accumulazione primitiva del capitalismo. Molte donne accusate erano figure di riferimento nelle loro comunità, e le accuse riguardavano spesso la sessualità, la famiglia e i rapporti sociali. La caccia alle streghe ha avuto un impatto significativo sulla società, in particolare sulla posizione delle donne. Ha contribuito a creare un nuovo modello di famiglia in cui la donna era subordinata all’uomo e il suo ruolo principale era quello di garantire la riproduzione. Questo era fondamentale per creare una forza lavoro stabile per l’economia emergente. Tuttavia, non tutti gli storici concordano con questa interpretazione. Ma il loro lavoro ha avuto il merito di aprire un dibattito più ampio sul significato della caccia alle streghe. Fino ad allora, il fenomeno era stato spiegato solo con il fanatismo religioso o la superstizione. Queste studiose hanno invece sottolineato l’importanza dei rapporti di potere, delle trasformazioni economiche e della possibilità di costruzione sociale dei ruoli di genere.
Oggi, la maggior parte degli studiosi considera la caccia alle streghe come un fenomeno complesso, causato dall’interazione di fattori religiosi, politici, economici, sociali e culturali. Questa complessità rende il tema ancora attuale. Mostra come la paura, il pregiudizio e la ricerca di capri espiatori possano diventare strumenti di esclusione e persecuzione. La storia della caccia alle streghe non è solo la storia di migliaia di persone accusate ingiustamente, torturate e uccise. È anche una testimonianza delle paure collettive che hanno attraversato l’Europa tra Medioevo ed età moderna. Studiare questo fenomeno significa capire come si creano le immagini del nemico, come si diffondono le credenze e come il potere può utilizzare la paura per rafforzare il controllo sociale. Per questo motivo, la caccia alle streghe continua a suscitare interesse non solo tra gli storici, ma anche tra sociologi, filosofi e studiosi della condizione femminile. È un argomento che può aiutare a comprendere meglio come funziona la società e come possiamo evitare che si ripetano gli errori del passato.
Beatrice Bargigi 3BLS

