in treno per la memoria 

Uno sguardo sul mondo

04 maggio 2026

La nostra classe, 4^a liceo scientifico, ha avuto l’occasione di partecipare all’iniziativa “In treno per la memoria” proposta ogni anno dalle organizzazioni sindacali CISL, CIGL e UIL. 

Questa opportunità è stata offerta ad alcuni ragazzi provenienti da ogni provincia della Lombardia. Il nostro intero gruppo classe è stato scelto, poiché l’anno scorso abbiamo vinto la borsa di studio del bando legato alla legalità in onore di Falcone e Borsellino. 

A partire dall’inizio di quest’anno, gli storici Dario Pirovano e Angelo De Battista hanno tenuto diversi incontri nella nostra classe in cui ci hanno spiegato come è nata questa iniziativa e la storia legata ai luoghi che avremmo visitato: il campo di Mauthausen, di Gusen, Ebensee e il castello di Hartheim.  Ci hanno fornito una timeline degli avvenimenti più importanti per il nostro Paese durante il periodo del Fascismo e della Seconda guerra mondiale, facendoci immergere pienamente nel contesto storico al fine di comprendere al meglio il significato di questa esperienza. È stato fondamentale per il percorso la lettura condivisa del libro di Pino Galbani, un sopravvissuto alle atrocità dei campi di Mauthausen e Gusen. Le sue parole ci hanno accompagnato in ogni tappa del nostro viaggio, dal primo all’ultimo giorno, attraverso le nostre voci. Questo ci ha resi più partecipi e consapevoli: è stato come vivere quei luoghi in prima persona. 

Domenica 8 marzo ci siamo incontrati a Lecco per la partenza: il luogo dove Pino ha vissuto ed è stato arrestato il 7 marzo del 1944 a seguito di uno sciopero dalla fabbrica “Rocco Bonaiti”, dove lavorava. Infatti coloro che scioperavano erano considerati una minaccia per il regime fascista. 

Il tragitto è durato circa 10 ore, nelle quali abbiamo dormito, giocato, ascoltato gli storici, ma anche siamo stati fermati dalla biondissima polizia tedesca, che ha controllato che le nostre carte d’identità corrispondessero al nostro volto. 

Verso sera siamo giunti al nostro hotel situato a Linz, città che abbiamo poi visitato durante le ultime ore del giorno. Il giorno seguente, dopo un’abbondante colazione, abbiamo dedicato la mattina e parte del pomeriggio alla visita del campo di Mauthausen e del museo. Prima, però, abbiamo fatto tappa alla “cava”, luogo nel quale i prigionieri venivano costretti a trasportare blocchi di pietra su per una scalinata di centottantasei gradini, spesso subendo violenze dalle SS tedesche. Il bordo della cava dal quale le guardie lanciavano i prigionieri era chiamato “la parete dei paracadutisti”.  Il campo conserva ancora alcune strutture principali: alcune baracche (molte meno rispetto a quelle che erano presenti nel periodo in cui Pino è stato recluso), lo spiazzo in cui i soldati facevano le esercitazioni militari e le stanze con le docce e i forni crematori. Vedere dal vivo questi luoghi è stato molto impattante, ma ci ha anche resi più partecipi di questi orrori del passato. Nel pomeriggio abbiamo fatto una riflessione di gruppo su ciò che abbiamo vissuto nella mattinata e partecipato alla cerimonia della deposizione della corona al memoriale italiano, un momento commuovente che abbiamo condiviso cantando l’inno di Italia.  

La mattina del terzo giorno abbiamo visitato il Castello di Hartheim, luogo dove sono state trasportate ed eliminate persone con malattie considerate incurabili, disabilità o condizioni incompatibili con l’idea di uomo di razza pura. Portiamo ancora nella nostra memoria il nome e una foto di una vittima di questo luogo. Nel pomeriggio ci siamo recati all’ormai scomparso campo di Gusen, in cui abbiamo completato la lettura condivisa del libro di Pino che dopo essere stato per un relativo breve tempo a Matuhausen è stato trasportato in quest’altro sottocampo dove ha trascorso gli ultimi mesi della. Siamo stati particolarmente colpiti dal fatto che a partire dalle rovine di un luogo di morte e torture sia stata costruita una normalissima cittadina residenziale. Durante il periodo del post-guerra, infatti, a causa della scarsità di materiali edilizi e alla povertà che aveva investito tutta l’Europa, le persone riciclavano ciò di cui erano fatti i campi per la costruzione di case. 

L’ultimo giorno abbiamo visitato le gallerie di Ebensee, dove i prigionieri dei campi venivano sfruttati e obbligati a lavori forzati che spesso li conducevano alla morte. Il viaggio si è concluso con altre lunghe ore di pullman che ci hanno permesso di riposare e di riflettere su quanto avevamo visto nel corso di queste giornate. 

Oltre i momenti di profonda emotività condivisa e le riflessioni personali, abbiamo avuto modo anche di vivere momenti di leggerezza, soprattutto durante i pasti e la sera: assaggiando la cucina austriaca, conoscendo gli altri studenti e girando per i locali di Linz.   

In conclusione, una esperienza profondamente formativa, che ci ha arricchiti come singoli e come gruppo e che siamo convinte nessuno di noi dimenticherà mai. 

Matilde Maggiorano e Isabella Brambilla 4ALS 

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