il manoscritto voynich: un mistero ancora irrisolto

il-manoscritto-voynich-un-mistero-ancora-irrisolto
La macchina del tempo

04 maggio 2026

Il manoscritto Voynich è uno dei misteri più enigmatici e interessanti della storia della parola scritta. È un codice illustrato risalente al XV secolo, la cui lingua e sistema di scrittura rimangono tuttora indecifrati. Nel 1912 fu acquistato dal polacco naturalizzato britannico Wilford Voynich, da cui il manoscritto prese il suo nome. Lo comprò insieme a un’altra trentina di libri dal collegio gesuita di Villa Mondragone, nei pressi di Roma. 

All’interno del manoscritto, Voynich ritrovò una lettera di Jan Marek Marci, medico ceco che fu al servizio degli Asburgo dagli anni ‘30 del Seicento al 1667. Nella lettera, Marci affermava di aver ricevuto il manoscritto in regalo da un amico, l’alchimista Georg Baresch, e che il primo proprietario, Rodolfo II, l’aveva acquistato per 600 ducati (prezzo molto elevato) credendolo opera di Roger Bacon, un religioso, scienziato, filosofo e alchimista vissuto nel XIII secolo. Oggi il manoscritto è conservato presso la Beinecke Rare Book and Manuscript Library dell’Università di Yale. 

Grazie al metodo del radiocarbonio, si è stabilito che il manoscritto fu scritto tra il 1404 e il 1438. Era originariamente composto da 120 fogli, ma quattordici di essi sono stati perduti. Le pagine del libro sono divise in cinque sezioni: la prima (1-66), chiamata “botanica”, contiene oltre cento disegni di piante sconosciute alla scienza; la seconda (67-73) è chiamata “astronomica” e i suoi fogli contengono diagrammi di astri e segni zodiacali; la terza (75-86) è chiamata “biologica” per la rappresentazione di numerose figure umane immerse in vasche (possibilmente termali) la cui natura è incerta; la quarta (87-102) è detta “farmacologica” per via dei numerosi disegni di ampolle e piante e radici presumibilmente medicinali. L’ultima sezione comincia da pagina 103 e prosegue fino alla fine del manoscritto; sono presenti solo stelline a sette punte e si crede si tratti di un indice. 

Le illustrazioni fitomorfe sono molto diverse da quelle dei tradizionali erbari medievali: oltre all’essere meno curate, le piante non rappresentano alcuna pianta conosciuta. La vaga somiglianza con alcuni fiori, però, fa credere che l’autore potesse essere qualcuno di poco esperto in materia, e che le piante raffigurate fossero basate su una descrizione approssimata di quelle reali. 

Si pensa, causa appunto le illustrazioni, che il manoscritto sia una sorta di manuale sulla medicina, e che i disegni astronomici indicassero i mesi migliori per coltivare le erbe. Nel medioevo, infatti, le erbe e l’alchimia erano estremamente importanti per la medicina. La malattia, seguendo la teoria umorale di Ippocrate e Galeno, era considerata una conseguenza dello squilibrio dei liquidi corporei (sangue, flemma, bile gialla e bile nera) e veniva curata tramite salassi (tagli per favorire la fuoriuscita di sangue), erbe magiche o pratiche religiose. 

Nel corso degli anni, in molti tentarono di decifrare la lingua del manoscritto. Nella prima metà del Novecento, si credeva che la lingua usata fosse il latino con un alfabeto diverso e che l’ideatore del manoscritto fosse Roger Bacon, come sosteneva Rodolfo II.  

Nel 1976, William Ralph Bennett studiò il manoscritto e notò la ripetitività dei caratteri e il basso livello lessicale. Il testo presenta spesso gli stessi grafemi ripetuti in sequenza, che suggeriscono che l’autore potrebbe aver scritto il testo senza seguire nessuna logica. 

Sino ad oggi, sono state riconosciute tra le 19 e le 28 lettere. Si sospetta che il manoscritto sia stato scritto da più persone, causa la mancanza di cancellature o errori – presenti in tutti i manoscritti. 

Un’altra ipotesi è quella che il manoscritto sia scritto in una lingua artificiale, cioè una lingua creata da una persona o un gruppo ristretto, che ne crea liberamente il lessico, la grammatica e la fonetica. Similmente all’idioma analitico di John Wilkins, filosofo inglese del XVII secolo che tentò di creare una lingua universale e filosofica, nella lingua del manoscritto tutti i concetti sarebbero divisi in categorie e sottocategorie, le quali acquistano un prefisso per riconoscerle. Nella lingua inventata da Wilkins, infatti, gli enti sono divisi in 40 categorie che presentano sottocategorie, e ognuna di esse è riconosciuta con una lettera o una sillaba: se la classe dei colori è “robo–”, allora il giallo è “robof”, e il rosso “roboc” e via dicendo. 

Questa ipotesi spiegherebbe la ripetizione di sillabe e lettere, anche se nessuno è riuscito a dare un senso ai prefissi e ai suffissi. 

A questi studi ne seguirono molti altri, quello più recente nel 2024, ma ancora, il codice rimane indecifrato. Il fascino del manoscritto di Voynich risiede proprio in questo, nel suo mistero. È possibile che il metodo per comprendere il manoscritto non sia ancora stato scoperto, o che richieda un approccio interdisciplinare. In ogni caso, il manoscritto è uno dei misteri più affascinanti della storia. 

Flora Ceschel 2BLS