Recentemente, scorrendo tra i reels di instagram, mi sono imbattuta in un numero crescente di video aventi tutti lo stesso titolo: “Eat Real Food”.
Questi video mi hanno inizialmente lasciata confusa: consistevano per lo più in persone (americane) che promuovevano un nuovo stile di alimentazione, abbastanza diverso dalla nostra dieta mediterranea e dalle classiche linee guida alimentari.
Dalle colazioni iperproteiche costituite da 20 uova, alla demonizzazione di alimenti come il latte di soia, fino alla diffusione di idee, a mio avviso, veramente poco progressiste: come il fatto che a renderti un “vero uomo” sia il consumo di carne rossa, burro e latte non pastorizzato.
In questo modo le avvertenze degli esperti relative al colesterolo LDL con le malattie cardiovascolari che comporta e i microorganismi patogeni che sono vivi e attivi nel latte crudo, vengono fatti passare per voci infondate, diffuse dal governo ai fini di renderci individui deboli e malnutriti!
Mi sono poi documentata sull’argomento e mi sono resa conto di quanto la nuova piramide alimentare sia stata oggetto di dibattito tra nutrizionisti e scienziati (io nell’articolo ho riportato l’analisi della Scuola di Sanità Pubblica di Harvard), a causa proprio della sua natura un po’ equivoca. È quindi comprensibile l’interpretazione, anche se forse troppo estrema, che alcuni utenti hanno avuto di questo nuovo stile alimentare.
Cosa dicono le nuove linee guida
Le linee guida alimentari 2025-2030 per gli americani (DGA) sono state pubblicate il 7 gennaio 2026 con lo slogan “Eat Real Food”: esse introducono una piramide alimentare capovolta, che dà grande risalto visivo a cibi come bistecca, latte intero e burro.
Questo può far pensare ad un allentamento delle raccomandazioni sui grassi saturi, ma il limite resta invariato: non oltre il 10% delle calorie giornaliere. Secondo il professor Frank Hu della Scuola di Sanità Pubblica di Harvard, il documento consiglia correttamente la riduzione di zuccheri aggiunti, cereali raffinati e alimenti altamente trasformati, ma presenta contraddizioni tra raccomandazioni scritte e rappresentazione grafica, rischiando di generare confusione.
Per la prima volta viene usata in modo esplicito l’espressione “alimenti altamente trasformati”, invitando a evitare bevande zuccherate, snack confezionati, cibi pronti e a privilegiare cereali integrali e ricchi di fibre. Le indicazioni sugli zuccheri sono diventate più severe: nessuna quantità è considerata raccomandata in una dieta sana, con un massimo di 10 grammi per pasto e l’estensione dell’esclusione degli zuccheri aggiunti nei bambini fino ai 10 anni. Tuttavia, mancano indicazioni chiare su come applicare queste raccomandazioni nella vita quotidiana.
Sul tema dei grassi, viene ribadita l’importanza di sostituire quelli saturi con fonti insature, ma le linee guida non distinguono con chiarezza tra proteine animali più ricche di grassi saturi e alternative vegetali o ittiche più favorevoli alla salute.
Mentre l’olio d’oliva è indicato come scelta sana, altre fonti vegetali come olio di soia e di canola, che sono più ricche di acidi grassi essenziali e hanno dimostrato di ridurre il colesterolo LDL rispetto ai grassi animali, non sono state citate.
Infine, le nuove linee guida aumentano sensibilmente l’apporto proteico raccomandato per gli adulti (1,2-1,6 g/kg al giorno), ma senza fornire indicazioni chiare sulla qualità delle fonti. Gli esperti sottolineano che proteine vegetali e pesce garantiscono una migliore salute rispetto a un elevato consumo di carne rossa. La differenza non dipende solo dalla quantità di proteine, ma dal “pacchetto” nutrizionale che le accompagna: per esempio, una bistecca fornisce molte proteine ma anche una quota significativa di grassi saturi, mentre le lenticchie apportano proteine, fibre e quasi nessun grasso saturo.
Ancora nessuna considerazione degli impatti ambientali
Un’altra preoccupazione è che le DGA non considerino l’impatto ambientale e socioeconomico che avranno, inevitabilmente, queste raccomandazioni alimentari. Questa noncuranza è problematica, perché le scelte alimentari influenzano in modo significativo l’ambiente e a loro volta sono fortemente influenzate da fattori socioeconomici e culturali.
Così come diversi alimenti possono avere impatti differenti sulla salute umana, hanno anche impatti differenti sull’ambiente. È per questo che è così importante pensare anche al benessere del pianeta oltre che alle esigenze dell’uomo quando si parla di alimentazione. A questo proposito ho voluto riportare le idee e i dati dell’articolo “Plate and the planet” pubblicato su “The Nutrition Source”, sito web della Scuola di Sanità Pubblica di Harvard.
“A livello globale, con l’urbanizzazione delle nazioni e l’aumento dei redditi dei cittadini, le diete tradizionali (tipicamente più elevate in alimenti vegetali di qualità) sono passate ad un “modello alimentare occidentale”, caratterizzato da un alto consumo di prodotti animali. Oltre agli impatti negativi sulla salute umana associati a questa transizione nutrizionale, questo modello alimentare è insostenibile per il nostro pianeta. Ad oggi, il processo di produzione alimentare sta già contribuendo al cambiamento climatico, la perdita di biodiversità, l’inquinamento e cambiamenti drastici nell’uso del suolo e dell’acqua.
Oltre a vari impatti sulla salute umana, diversi alimenti hanno anche diversi impatti sull’ambiente. Come mostrato nella figura sottostante, la produzione di cibi a base animale tende ad avere emissioni di gas serra più elevate (barrette arancioni) rispetto alla produzione di alimenti a base vegetale; in particolare latticini e carni rosse (in primis la carne bovina) si distinguono per il loro impatto sproporzionato. Oltre alle emissioni, è anche importante notare che la produzione alimentare pone un’enorme domanda sulle nostre risorse naturali, poiché l’agricoltura contribuisce in modo significativo alla deforestazione, all’estinzione delle specie e all’esaurimento e alla contaminazione dell’acqua dolce (in questa figura, questi impatti sono rappresentati dall’uso del suolo [barre verdi] e dal consumo di acqua dolce [barre blu]).

(Fonte: World Resources Institute.)
La transizione verso diete sane basate su sistemi alimentari sostenibili rappresenta una sfida senza precedenti. A questo proposito, la ricerca di un gruppo di lavoro internazionale di scienziati mostra questa “Grande Trasformazione del Cibo”: cambiamenti dietetici sostanziali verso schemi alimentari per lo più a base vegetale.

Rispetto alle diete attuali, questo cambiamento richiederà una riduzione globale del consumo di alimenti come la carne rossa e lo zucchero del 50%, mentre il consumo di frutta, frutta secca, verdura e legumi deve raddoppiare. Detto ciò, la Commissione sottolinea l’importanza di adattare questi obiettivi alle situazioni locali. Ad esempio, mentre i paesi nordamericani attualmente consumano quasi 6,5 volte la quantità raccomandata di carne rossa, diversi paesi del Sud Asia mangiano solo metà della quantità raccomandata.”
In conclusione, informandomi sull’argomento, posso dire di avere scoperto che esistono moltissimi modi di vedere e vivere l’alimentazione: da semplice sostentamento a patrimonio culturale e da causa di distruzione ambientale a mezzo per salvaguardare la nostra sola ed unica casa, ovvero il pianeta.
Nell’articolo ho voluto presentare due stili diversi di alimentazione per sottolineare come esistano diverse strade da percorrere e diverse scelte da prendere; è poi solo una nostra responsabilità, quella di imboccare la via più giusta per noi e per l’ecosistema in cui viviamo.
Susanna Strigiotti 2BLS

