bsb: dove scuola e musica si incontrano 

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What's up in Bachelet

04 maggio 2026

I componenti della BSB, Bachelet School Band, si sono intrattenuti in lunghe chiacchiere con me per svelare tutto ciò che si cela dietro a questo ormai celebre nome. Come si è formata la band? A cosa ha portato nelle vite dei ragazzi che ne fanno parte? Quali sono gli elogi più belli e le critiche mai condivise?  

Con l’aiuto di cinque ragazzi – Amanda, Denise, Leonardo, Nicolò e Simone – sono giunta a scoprire cosa c’è alle spalle di questo progetto, fatto di lunghe preparazioni, efficienti esibizioni e problemi tecnici mai davvero condivisi con il pubblico. 

Ma iniziando dal principio: com’è nata la band? 

“Io non sono entrato a farne parte fin dall’inizio,” spiega Simone, componente da un anno e mezzo, “però so che è nata dalla passione per la musica di alcuni ragazzi della scuola e dalla disponibilità che hanno dato le professoresse Taiana e Agliati, referenti del progetto.” 

Spiega: “l’abbiamo poi portata avanti fino ad oggi, nel bene e nel male, sia nell’istituto di per sé che rappresentandola per intero nella provincia di Lecco.” 

Nel bene e nel male? Ho tentato di approfondire questo aspetto, ma per venirne a capo ho dovuto richiedere l’aiuto di tutti i membri intervistati. Sono partita proprio da Nicolò, un veterano, entrato a fare parte della band dal momento della sua genesi. 

“Ho scoperto di questo progetto musicale tramite una circolare di cui mi ha parlato mia mamma. Mi sono interessato e ho deciso di andare a vedere un po’ com’era. Ho fatto il primo incontro, la prova, e ho deciso di seguire il percorso che tale progetto invitava a percorrere.” 

Così come lui, anche Amanda, che fa parte del gruppo da ormai quattro anni: 

“Ogni volta che c’è un progetto mi iscrivo” dichiara. “Ma all’inizio la situazione era un po’ caotica: c’erano persone più grandi e brave di noi che prendevano il sopravvento, finendo per fare la maggior parte delle canzoni. Io, come altri ragazzi, ho finito per rimanere inizialmente emarginata. E, inoltre, non era un progetto riconosciuto a livello scolastico, ma per fortuna ora sì; perciò, facendone parte si guadagna il credito formativo.” 

Nonostante i problemi iniziali, vi è stato poi un momento di netto miglioramento. Affermo ciò perché tutti gli intervistati hanno espresso l’importanza del gruppo a livello sociale. E allora alla domanda: “la BSB ti ha permesso di conoscere nuove persone?” le risposte sono state tutte affermative.  

Nicolò: “Il mio obiettivo era cercare di suonare con più persone possibile, riuscire ad entrare nello spirito del Bachelet. Sono rimasto estremamente soddisfatto perché molte persone all’interno di questo gruppo sono poi oggi mie amiche. Secondo me il gruppo che si è creato sembra un po’ come una famiglia.” 

È la stessa cosa che dice anche Amanda: “In questo momento ho delle amicizie importanti partite da membri della BSB. Il fatto di partecipare ad un progetto musicale, o comunque di qualsiasi natura artistico-creativa, permette di conoscere individui che hanno i tuoi stessi interessi. Anche sul gruppo che abbiamo su WhatsApp scriviamo molto, anche cose non relative alla BSB. Ciò dimostra come siamo legati.” 

Denise, arrivata quest’anno, spinta dagli amici ad entrare nella BSB, afferma di esserne rimasta ulteriormente arricchita: 

“Sono diversi i fattori che mi hanno spinta ad entrare, primo fra tutti i miei amici che ne fanno parte e mi hanno sempre chiesto di provarci. In più suono la chitarra da diversi anni e faccio lezioni private, però sentivo che mancava un pezzo essenziale per imparare davvero a suonare. Ciò che mi mancava per completare la mia esperienza musicale era proprio suonare assieme ad altre persone. Suonare da soli è essenziale per migliorare con il tempo, ma questo da solo non sarà mai abbastanza. 

Sono diventata amica di persone che prima erano solo volti nei corridoi. Amicizie molto care che rendono l’esperienza musicale ancora più divertente e memorabile.” 

Sulla falsariga si trova Leonardo, entrato anche lui a settembre 2025. 

“Cosa ti ha spinto ad entrare?”  

Lui: “Il desiderio di coltivare musica ampliata ad una prospettiva più vasta. La BSB ci ha permesso di trovare un ambiente sereno dove potessimo coltivare la nostra passione per la musica e mostrare le nostre capacità tecniche. È da specificare che i docenti della band non vogliono che sia un obbligo, qualcosa di rigoroso, ma un’ambiente che renda possibile la socializzazione.” 

E forse è proprio da qui che nasce la critica principale. 

“Manca organizzazione, ma non è colpa dei docenti” spiega Leonardo. 

Lo stesso dicono gli altri. A partire dai veterani (Nicolò, batterista: “Col passare degli anni molte persone hanno incominciato ad abbandonare per motivi personali”) alle nuove figure emergenti (Simone, chitarrista: “Principalmente si tratta di mancata organizzazione. Riusciamo sempre ad arrivare in tempo con tutte le canzoni pronte, il problema sono le persone che non prendono questo impegno seriamente, o come vorremmo, non si presentano, o hanno altri impegni ancora. Ma per il resto non mi lamenterei mai.”) 

Altre critiche riguardano sponsorizzazione e censura. 

Nicolò: “Siamo diventati pochi rispetto a quelli che eravamo un tempo anche perché col passare degli anni è avvenuta una sorta di mancanza di pubblicità di questo corso.” 

Amanda: “Mentre scegliamo le canzoni, molte proposte vengono respinte perché ci sono tutta una serie di temi che non possiamo toccare. Il punto è che non sono neppure esplicitamente espressi nelle canzoni! Questo non mi piace.” 

Ma ciò che la band dà è di più, sicuramente molto di più, rispetto a ciò che toglie.  

Così conclude il suo discorso Leonardo: 

“Stare con i miei amici mi fa stare in un ambiente sereno dove posso essere me stesso. 

È un progetto che vorrei si estendesse a molti più studenti, siccome so che ci sono molti altri musicisti nell’istituto Bachelet. Sarebbe bello per noi avere più componenti nel gruppo, e per tali persone avere la possibilità di vivere un’esperienza così significativa.” 

Esperienza che porta, inoltre, a esibizioni memorabili. 

“Senza dubbio la mia prima esibizione è la più memorabile, ovvero all’open day del 22 novembre, dove ho passato circa un 11/12 ore intere a scuola” spiega Denise. “Decisamente la più memorabile, perché non mi sono annoiata neanche un minuto con i membri della band, e le emozioni provate nel suonare la prima volta non me le dimenticherò mai. Manca ancora un po’ ma penso che un’esibizione memorabile sarà il 29 maggio a Lecco (mi raccomando, non mancate!)”. 

Anche Nicolò si sofferma su ricordi estremamente rilevanti: “La prima esibizione è stata fatta, il primo anno, in piazza a Oggiono, quando ancora suonavo il sassofono. Fu memorabile perché sui brani avevamo lavorato tanto, eravamo in ansia. È stato l’inizio di tutto. Abbiamo rotto il ghiaccio come gruppo.” 

E le serate delle cene con delitto? La controversia maggiore giunge forse proprio qua. 

Nicolò spiega: “La serata è stata un po’ problematica. Io sono stato solo alla prima che hanno fatto e non sono rimasto molto soddisfatto. Fossi stato l’organizzatore, avrei pensato a una impostazione della serata in cui gli strumenti fossero un po’ più protagonisti. Durante la cena con delitto era importante seguire la scena e quello che stava accadendo, però quando poi dovevamo suonare magari qualche attenzione non ci sarebbe dispiaciuta, da parte del pubblico.” 

Simone: “Le esibizioni più memorabili per me sono state due: la prima è stata il graduation day. Sono riuscito a sbloccarmi finalmente da tutte le mie insicurezze musicali, mi sono specificatamente detto ‘suona come vuoi e non lasciarti giudicare dalle altre persone che ti stanno guardando’. Ciò mi ha aiutato molto. A parte il fatto che abbiamo fatto davvero buona musica, quel giorno. Mentre un altro giorno riguarda sempre un’esibizione dell’anno scorso, ma questa attuata di fronte ad un pubblico di persone di età differente dalla nostra. Ho capito che la musica non deve essere mirata per il pubblico ma devo piuttosto pensare alle canzoni che voglio fare io e far vedere la mia passione agli altri.” 

Denise: “Direi che esibirmi con la band ha anche aiutato la mia autostima, anche perché per suonare di fronte a persone che non conosci è necessaria. Se devo essere sincera, ero estremamente nervosa quando ho suonato per la prima volta all’open day, ma una volta che l’ho fatto non ho mai avuto problemi nei concerti successivi. L’unico peso è a volte la paura di essere giudicati dagli spettatori e ci sto ancora lavorando sopra, però sono davvero migliorata.” 

Si potrebbe rispondere all’affermazione della talentuosa musicista con l’ultimo consiglio di Simone: 

“Concludo con una frase ispirazionale, ovvero: non lasciare che tutti quanti gli altri giudichino le tue passioni, ma fa’ che le tue passioni diventino parte del pensiero degli altri.” 

Perché è inevitabile ricevere giudizi di ogni tipo riguardo al proprio lavoro, ma sono sicuramente da elogiare questi ragazzi che escono ogni due settimane, per un totale di tre ore al mese dalla propria comfort zone. 

Amanda: “In questo momento la band è divisa in due gruppi, il che ci ha aiutato a organizzarci meglio. Suoniamo un’ora e mezza ogni due settimane.  La band stessa è un impegno reciproco di fiducia perché, almeno fino a poco tempo fa, si arrivava senza che nessuno avesse preparato niente e bisognava imparare tutto al momento. Riguardava il mettersi in gioco per fare qualcosa di bello.” 

Leonardo: “Io sono più appassionato di musica classica e questo, chiaramente, non è l’ambiente giusto per esercitarla. Nonostante ciò ritengo che la musica più contemporanea sia comunque interessante. Essere nella band mi ha permesso di conoscere altre canzoni, per esempio dei brani blues che altrimenti non avrei mai scoperto. Inoltre è stata per me anche un’occasione per mischiare insieme diversi generi musicali.” 

“La concezione della band è cambiata molto considerando chi è entrato e chi è uscito. Le dinamiche sono cambiate, così come le canzoni che facciamo, o i generi che tocchiamo.” Spiega Amanda, avvicinandosi al pensiero di Leonardo. “È mutato il mio modo di percepire la musica, perché prima di entrare non ascoltavo alcuni generi, mentre unendomi a chi voleva ascoltare e fare canzoni di diverso genere ho sentito brani che non pensavo mi sarebbero piaciuti mentre ora li suono, canto e ascolto con piacere. Fin dall’inizio ho imparato qualcosa di nuovo. Quello che so su come funziona una band lo so grazie alla BSB.” 

Concludiamo con una domanda che in realtà apre un intero mondo: 

“Cosa vorresti fare in futuro?” 

Nicolò: “è ancora un po’ incerto ma vorrei continuare a suonare. Io e dei miei amici abbiamo anche formato una band a parte. Spero quindi di continuare a suonare con quella e non abbandonare mai la musica, pagina così importante della mia vita.” 

Tahisir Chabi 4BLL