artemis ii: l’obiettivo della missione e le scoperte

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Uno sguardo sul mondo

08 giugno 2026

Negli ultimi mesi si è sentito molto parlare di questa importante ed inedita missione spaziale, che è stata propagandata fin da subito come un grande “ritorno alle origini” dopo le storiche missioni Apollo. 

In pochi giorni siamo passati dalla trepidazione del mondo intero al momento del lancio, alle prime foto del “tramonto della Terra” al di là della Luna, all’improvviso gelo calato una volta annunciate le problematiche durante il rientro in orbita e, infine, l’ammaraggio nel Pacifico con la grande gioia e sollievo che ne sono conseguiti in tutta la comunità scientifica e, pur non comprendendo appieno l’entità della missione, anche tra le persone comuni. 

Ma qual era l’obiettivo della missione? Quali sono state le scoperte più sorprendenti? E quali altre missioni spaziali ci riserva in futuro la NASA?  

La missione e i suoi obiettivi 

Artemis II è stata una missione di prova con equipaggio durata circa 10 giorni (1–10 aprile 2026) con l’obiettivo di riportare esseri umani, per la prima volta dopo oltre 50 anni dalle vecchie missioni Apollo, in orbita attorno alla Luna. La navicella Orion ha infatti compiuto un giro intero intorno alla Luna, senza però lo sbarco sul suolo lunare. 

E’ stata la prima missione con astronauti del programma Artemis, ed è stata un passo fondamentale dopo i test senza equipaggio della missione Artemis I svoltasi nel 2022. 

L’obiettivo della missione non era di atterrare sul satellite, ma di compiere un test con esseri umani a bordo. Infatti, per prepararsi alle missioni successive, era importante testare le tecnologie e la vivibilità della capsula, provando i sistemi vitali (ossigeno, temperatura, comunicazioni) e capendo come gli astronauti avrebbero lavorato nello spazio profondo 

L’equipaggio 

Il team di astronauti che ha guidato la navicella Orion nello spazio profondo era composto da quattro persone: Reid Wiseman (il comandante), Victor Glover, Christina Koch, Jeremy Hansen. 

La missione ha portato con sé una serie di primati: il primo astronauta internazionale (non statunitense né russo) a volare oltre l’orbita terrestre bassa (Jeremy Hansen), e la prima donna (Christina Koch) e il primo afroamericano (Victor Glover) nello spazio profondo. 

Le scoperte: 

  • Foto che svelano la “vecchia natura” della Luna 

Le immagini catturate dall’equipaggio di Artemis 2 durante il sorvolo del lato nascosto della Luna hanno offerto una nuova prospettiva, non solo estetica ma profondamente scientifica. Durante il flyby del lato nascosto, l’equipaggio ha infatti documentato per la prima volta dettagli geologici che riscrivono la storia della Luna.  In base a ciò che è stato immortalato, grazie alle foto ad alta risoluzione, la concezione della Luna come corpo geologicamente “morto” e uniforme è cambiata. 

Innanzitutto, le immagini ravvicinate di zone mai osservate prima mostrano chiaramente la composizione primordiale del suolo: si possono vedere delle variazioni di colore che indicano la presenza di minerali risalenti alle primissime fasi di raffreddamento dell’oceano di magma lunare. 

Inoltre, è stata rilevata una importante asimmetria della crosta del “lato nascosto”: quest’ultimo risulta più accidentato e privo dei grandi “mari” basaltici, ovvero lunghe distese di roccia vulcanica scura, tipici del lato visibile. Da ciò si è capito che la Luna antica aveva una distribuzione del calore interno molto asimmetrica, che è stata forse causata dalla vicinanza della Terra ancora incandescente. 

Successivamente è stata analizzata la chimica del suolo lunare: i dettagli dei crateri, come le cupole vulcaniche rare e i materiali emersi dal mantello profondo, evidenziano che la composizione chimica della superficie lunare sembra la stessa del mantello terrestre. Viene così avvalorata la teoria del Grande Impatto (Theia), secondo cui la Luna è nata dai detriti di una collisione tra la Terra e un altro proto-pianeta. 

Infine, sono stati rilevati delle strutture vulcaniche estremamente antiche: sono stati individuati piccoli rilievi che sembrano testimoniare un’attività vulcanica molto più remota e localizzata di quanto si pensasse, suggerendo che la Luna sia rimasta “calda” internamente più a lungo del previsto. 

Riassumendo, queste immagini mostrano una “vecchia natura” lunare complessa, caratterizzata da una crosta asimmetrica e microfratture che indicano un raffreddamento ancora in corso, offrendo indizi vitali sulla nascita dell’intero Sistema Solare. 

  • Indizi sul passato del Sistema Solare 

Il lato nascosto si può considerare una sorta di “archivio fossile”, poiché la crosta lì è molto più spessa e antica rispetto al lato visibile e porta su di sé le cicatrici di un passato che è comune a quello di molti altri corpi celesti del Sistema Solare.  

Le foto ci hanno quindi fornito nuovi dati, come la cronologia degli impatti avvenuti durante il “Grande Bombardamento Tardivo”: la densità dei crateri nel bacino Polo Sud-Aitken (che è una delle strutture d’impatto più grandi del sistema solare) ha fornito nuovi dati sul bombardamento di asteroidi e comete avvenuto circa 4 miliardi di anni fa, che ha rimescolato i materiali primordiali tra i pianeti interni. 

Earthset 

Infine, dall’orbita di Artemis II, gli astronauti hanno documentato il Earthset (il tramonto della Terra dietro l’orizzonte lunare). A differenza delle storiche foto Apollo, l’altissima risoluzione dei sensori moderni ha permesso di immortalare la Terra che scompare dietro le vette del lato nascosto.  

Missioni future 

Dopo Artemis I, ovvero una missione di collaudo senza equipaggio, e Artemis II, una spedizione di addestramento con equipaggio, farà riapprodare Artemis III, finalmente, l’uomo sul suolo lunare? 

Purtroppo, al momento, la risposta della NASA è no. 

Infatti, seppur con gli ottimi risultati portati da Artemis II, la NASA ha stabilito che Artemis III sarà una missione in orbita terrestre per testare l’aggancio tra la capsula Orion ed altri veicoli di allunaggio. Questo decisone è stata presa per ridurre i rischi tecnici e verificare che tutti i sistemi siano sicuri prima di tentare uno sbarco umano.  

Secondo il piano attuale, il ritorno degli astronauti sulla Luna è stato spostato ad Artemis IV, prevista non prima del 2028, quando si tenterà il primo allunaggio del programma Artemis nella regione del Polo Sud lunare.  

Susanna Strigiotti 2BLS