il diritto di esser donna

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La casa dei pensieri

15 dicembre 2025

“Da dove dovremmo partire? Proprio da qui: il nostro romanzo nazionale, I promessi di sposi, è un romanzo di stupro.

Don Rodrigo, nella storia scritta da Manzoni, non si strugge nel tentativo di conquistare il cuore di Lucia, ma desidera unicamente stuprarla.” Questo è uno dei molti spunti che il professor Pietro Cataldi offre durante una riflessione sulla figura femminile, 
tramite un incontro online reperibile sul sito della casa editrice Palumbo, 
che abbiamo visto in classe. Il professore inizia spiegando i diversi tipi di ferite che affliggono la società. 

Inizia portando l’attenzione su una ferita che non è possibile rimarginare, quella del forte e del fragile: alcuni nascono in salute, robusti, non si ammalano mai; altri nascono con fragilità di tipo fisico e qualche volta mentale. La seconda ferita è quella economica: il mondo si divide tra coloro che hanno possibilità economiche gigantesche 
e coloro che non hanno neppure un dollaro per sopravvivere. 

C’è una terza ferita, quella coloniale: una parte di umanità ha reso schiava altre popolazioni; 
una parte di comunità ha depredato ricchezze ad un’altra parte 
della medesima comunità. Ma c’è anche una quarta ferita, che molti ancora oggi si rifiutano di vedere: è la ferita di genere, un’atroce disparità di diritti, di privilegi, di opportunità tra umani maschi e umani femmine. Sapere che la più grande opera di Manzoni prende le mosse da una volontà di stupro non la priva di certo della sua grandezza. Non è un limite o una colpa dell’autore. L’autore è stato capace di leggere la propria società, di scriverci sopra  un’opera dal valore inestimabile e offrire spunto alle generazioni successive… Non può che esserne un merito! Lo stesso accade con l’”Orlando Furioso” di Ludovico Ariosto. Lo scrittore racconta del cavaliere e della sua furia, ma anche dell’ideologia propria della sua epoca, in un modo spensierato e intelligente che rende il suo poema un capolavoro. Il punto è che il passo successivo dobbiamo essere in grado di farlo noi. Se, leggendolo in classe, sapere che Orlando impazzisce quando scopre che la donna amata sceglie un altro è stato motivo di ilarità, immergendoci in una riflessione più profonda ci è stato possibile inserire il poema in una chiave più attuale. Orlando impazzisce completamente e inizia a distruggere ogni cosa quando la donna desiderata lo rifiuta. È un uomo incapace di accettare un no come risposta. Succede ad Orlando come succede nei femminicidi d’oggi. Il maschile non sa fare i conti con una partita alla pari col femminile. È una dinamica da sempre presente, ma che oggigiorno non dobbiamo e non possiamo più accettare. Ciò non significa “basta leggere i grandi testi della letteratura italiana!”, certo che no! Vuol dire riconoscere la loro grandezza, studiarli nel contesto della loro epoca ma mantenendo uno sguardo più ampio sul mondo, per poter fare scelte più consapevoli nel presente. È impossibile modificare quanto è stato, è invece necessario farsi un’esame di coscienza e capire come il problema ancora oggi viene spesso ignorato. Ignorato dagli uomini, che si rifiutano di credere di essere parte del problema per il semplice fatto di non essere loro, nel caso specifico, ad essere gli aggressori, gli stupratori e i molestatori.  Ma anche l’uomo che afferma di non essere colpevole, di non essere un maschio cattivo e violento, non è da lodare, perché attua la semplice decenza umana. Per di più, non vivere la violenza all’interno delle proprie mura di casa non vuol dire che non ce ne sia al di fuori, e che non si debba impegnarsi per combatterla. Si potrebbe fare un paragone, visti i tempi attuali, con le guerre. Dire che il patriarcato si è concluso è come dire che, solo perché non c’è una guerra nel nostro Paese, nessun paese è in guerra. Facendo un passo in più, decidere di non esprimersi su di un genocidio è sostenerlo, o meglio, accettarlo. Usufruire di un sistema maschilista e lavarsene le mani è un problema, perché è un tentativo di deresponsabilizzazione che l’uomo attua per essere giustificato nella continuazione dell’utilizzo di un sistema che sa nuocere al sesso opposto. Fare qualcosa che dovrebbe davvero essere lodato – o forse solo apprezzato – sarebbe piuttosto l’impegno costante nell’ottenere una società più paritaria. C’è sempre stata una generale deresponsabilizzazione dell’uomo, a partire dal fatto che anche riguardo ai femminicidi si sono sempre usate attenuanti nei loro confronti. E allora il nostro è un sistema che tende a giustificare ogni azione dell’uomo, dalla molestia verbale, allo stupro, all’uccisione. Uno dei casi di femminicidio più recentemente discussi è quello di Pamela Genini, ventinovenne uccisa nel suo appartamento dall’ex fidanzato cinquantaduenne. L’analisi a cui siamo approdati in classe è stata più di stampo giornalistico: una donna è stata uccisa e le sue foto sono ovunque, anche quelle più private. Spesso chi le pubblica le affianca a quelle del suo aggressore. Come mai? Per lo stesso motivo per cui all’inizio pensavamo che don Rodrigo volesse semplicemente conquistare Lucia. Per lo stesso motivo per cui l’uccidere animali e sradicare alberi di Orlando ha più rilievo rispetto all’amore trovato da Angelica. Sono tutte una serie di attenuanti che ci fanno provare pena nei confronti dell’aggressore. Nel caso specifico della Genini, le loro foto affiancate sono poste come prova tangente di un amore un tempo presente: senza ombra di dubbio, se prima erano felici, allora dev’essere successo qualcosa che ha fatto scattare la violenza dell’uomo, il suo lato omicida, giusto? No! Quale affetto porta alla paura? Quale amore porta al terrore, alla sofferenza? Alla violenza? Nessuno. La violenza non è oggi e non sarà mai amore.

Tahisir Chabi 4^BLL

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