” if they give you ruled paper write the other way ” – juan ramón jiménez 

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What's up in Bachelet

15 dicembre 2025

Siamo immersi in un mondo dove i pompieri appiccano incendi invece di spegnerli, e bruciano i libri, considerati pericolosi e quindi vietati. Questa è la distopica società che scorre tra le pagine di “Fahrenheit 451” celebre romanzo di Ray Bradbury. Al centro della storia c’è Guy Montag, un pompiere che ha sempre svolto il suo compito senza esitare, ma un incontro inaspettato mette in dubbio tutti i suoi pensieri: e se i libri custodissero qualcosa di importante? 

Clarisse, la ragazza che incontra, è infatti la scintilla che permette a Montag di cambiare la sua storia. Con la sua sensibilità e le sue domande offre un nuovo modo di vedere il mondo. È proprio grazie a lei che il protagonista inizia a cambiare, e attraverso questa sua evoluzione l’autore ci conduce in un viaggio tra tematiche profonde come la censura che porta alla distruzione della conoscenza, i pericoli della tecnologia, la perdita di un pensiero critico e dell’identità stessa della persona. La realizzazione che la vera minaccia non è nei libri ma nell’indifferenza della società, che ha perso la facoltà di pensare e mettere in dubbio ciò che ha intorno, porta in Montag un desiderio di libertà e di opposizione e lo conduce a comprendere che la conoscenza è l’arma migliore per questo obiettivo.   

Questa società da cui vuole distaccarsi è pienamente rappresenta in sua moglie, Mildred: completamente assorbita dagli schermi televisivi che occupano tutte le pareti del suo salotto e incapace di provare emozioni e relazionarsi con gli altri. Un altro importante personaggio è il Capitano Beatty, capo dei pompieri: conosce i libri meglio di chiunque altro, ma proprio per questo li teme e li combatte, trasformandosi nel simbolo del potere che manipola e controlla. Bradbury riesce a incarnare perfettamente nei personaggi le diverse sfumature di una società.  

È un libro che lascia il segno e, leggendolo, non ci si può esimere dal pensare: da qui il suo pluridecennale successo, che ha portato alla realizzazione di diverse altre opere contemporanee, tra cui un celebre film tratto da esso, del regista francese Truffaut.  

Con il gruppo teatrale del Bachelet, che accompagnato dal professor Puglia e dalla professoressa Viganò Linda si reca al Piccolo Teatro di Milano per cinque eventi ogni anno, abbiamo assistito allo spettacolo teatrale “Il fuoco era la cura”, realizzato dalla compagnia teatrale Collettivo Sotterraneo: uno spettacolo che merita di essere conosciuto. Attraverso i racconti in prima persona dei personaggi del libro, gli attori ci hanno trasportato all’interno della storia, evocando in modo suggestivo e coinvolgente ciò che accade nel libro, in modo che, anche non conoscendo già precedentemente quest’opera, si potesse seguire e comprendere senza difficoltà ogni parte di essa; durante lo spettacolo si fa inoltre più volte riferimento alle differenze tra il libro e il film succitato, raccontando le sfaccettature di entrambi e le piccole differenze tra i due. Ma lo spettacolo va oltre il libro stesso. 

Lo spettacolo racconta infatti della nostra società da qui a trent’anni, un tempo dove la distopia rappresentata nel libro diventa realtà; qui, una compagnia teatrale che, anni dopo aver messo in scena Fahrenheit 451, aveva dovuto sciogliersi, in quanto la professione degli attori ormai non esisteva più, torna a parlare degli anni addietro, ovvero del nostro presente, e di quante cose siano cambiate da allora: l’aver ignorato molti segnali, nei quali lo spettatore riconosce facilmente le problematiche di oggi, ha avvicinato sempre di più alla prospettiva di una società simile a quella descritta dal libro, fino a realizzarla. Questo è raffigurato attraverso due linee temporali: l’intervista agli ex attori nel futuro e il loro spettacolo nel passato.  

L’opera teatrale è costituita dall’alternarsi di scene di varie tipologie, accompagnate da una colonna sonora significativa. Colpiscono in particolare lo spettatore le parti danzate e i due schermi posti alle spalle degli attori, con scritte contrapposte che simboleggiano due facce della stessa medaglia: spesso, infatti, riportando fatti o citazioni che sono espressione di due maniere differenti di vedere uno stesso fenomeno, stimolano a riflettere su quale punto di vista rappresenti veramente la realtà e quanto il modo in cui una notizia ci viene presentata influenzi la nostra percezione di essa.  

Rivedere nello spettacolo le tematiche del libro rafforza ancora di più il messaggio di Bradbury.  Essendo ambientato in un tempo futuro rispetto a noi, fa riflettere maggiormente sull’attualità, facendo come da ponte tra l’oggi e il romanzo. Grazie al paragone rispetto al futuro contenuto nello spettacolo e agli schermi accusatori posti alle spalle degli attori l’opera teatrale propone un confronto con la realtà. Permette di ricordare l’importanza di difendere ogni giorno la libertà di pensiero: una società come quella rappresentata dal libro non è così distante da noi, per questo lo spettacolo lascia il segno e merita di essere visto e insegna che è importante cogliere ogni piccolo segnale e dettaglio che minaccia la nostra libertà ricordandoci che essa può essere solo apparente, se viviamo nell’ignoranza. 

Luz Manini e Amanda Ifke Longoni