Mai mi fu d’esser quanto credevan
non m’era concesso a conoscer ‘l dio tuo…
ego chiedeba pace dove gherra viveva
lì giace. non è che ’l peggior nemico mio
Però! s’è possibile, Ti consiglio a credere
nel celeste, Qualcuno sopra ‘l mio capo.
e io? son scrigno ermetico, m’è rischio perdere
intorno alla testa stringe, serra un cappio.
Sicché col’la pena che giace sul mio core
non permette a vedere, non trova una cura
io che mai ci riuscii; or iddio non m’è più ostile
Veder ‘l sorriso Tuo mi fa creder a Q’alcosa.
Or che T’ho vista, che m’hai mostrata la Via
l’essere rischiarato, il cor dall’ignaro lenito…
Vedo Dio.
Ecco! Nel terreno nostro, pien di folla e di pazza,
Non puoi ch’esser Tu! Dea di celeste e di norma.

